L’ABITO FA LA MONACA

L’ABITO FA LA MONACA
MATTIA BARBALACO
2 aprile – 7 maggio

Cosa succederebbe se alzassimo il velo? Se rivelassimo l’intimo, liberato dalle imposizioni e dalle maschere sociali che lo imprigionano? Le opere di Mattia Barbalaco, esposte alla Blu Gallery di Bologna, ritraggono proprio questo luogo misterioso e oscuro, a cui raramente abbiamo accesso.
L’abito fa la monaca è una mostra che rivolge queste domande ad un contesto ben preciso: i conventi in cui monache, suore e badesse decidono di svestire la propria vita per diventare strumenti di un potere superiore. Ogni quadro coglie un momento sospeso dietro altari e chiostri, dove prende forma un’umanità densa, improvvisamente spogliata dei propri doveri. Sono donne, combattute tra la loro spontaneità incensurata e la veste che detta la loro esistenza, abito e habitus sociologico del mondo a cui hanno deciso di appartenere. Figure che l’abitudine del velo ha reso schive, incerte se sono in possesso di un’anima o se questa è già stata sacrificata a Dio. Talune hanno paura di mostrarla e nascondono il volto e gli occhi che dovrebbero esserne specchio. Altre rivelano con sfrontatezza il loro esserci. La mera tonaca, non più palco ma sipario, spalanca l’enigma dietro l’oscurità del convento: corpi vivaci, corpi stanchi, piaceri, paure e perversioni sfilano davanti agli spettatori. L’iniziale attitudine voyeuristica sfuma, pian piano, nel perturbante e nel surreale, fino ad arrivare all’opera centrale dove un bambino viene accolto da suore levatrici, quasi sostitute madri che sono al contempo impossibilitate ad avere figli.
Questa è la prima mostra personale di Mattia Barbalaco, giovane pittore calabrese (è nato nel 1999), attualmente a  Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. L’artista espone tutta la sua forza immaginifica ed espressiva, creando soggetti originali e svelando un rigore compositivo e tecnico già maturo. Il figurativo non cede all’accademico, le opere risultanti sono allo stesso tempo eleganti, ironiche e disorientanti, in linea con la ritrattistica contemporanea di John Currin. Il vissuto personale viene rielaborato nel contesto della ricerca artistica, infatti Mattia Barbalaco ha ricevuto la prima educazione all’interno di una scuola gestita da suore. Nei suoi quadri affiorano non traumi o ricordi, ma dubbi e misteri che quel mondo fatto di chiusure, abiti neri e norme ha suscitato. Domande che cercano di essere risolte tramite l’arte, capace di creare l’altro lato, la vita ipotetica e segreta oltre i circoli sacri, e quasi settari, delle donne.
Chiara Mascardi