MIRACOLO, È MORTA!

Il progetto “Miracolo, è morta!” di Giovanni Blanco nasce dalla visione diretta di una palma accasciata brutalmente a terra: l’ennesima divorata in questi ultimi anni dall’insetto killer, punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus), in Sicilia e in altri paesi del Mediterraneo. L’artista ci racconta di un incontro avuto col corpo vegetale sfinito, imprevisto e brutale, durante una passeggiata mattutina nei giardini pubblici del proprio paese d’origine, a Rosolini. Da questa emblematica visione, Blanco parte facendo una riflessione sul concetto di “perdita dello sguardo verticale”, inteso come impedimento del principio di sublimazione delle prospettive culturali. Egli, tuttavia, muovendosi sul piano critico dell’estetica, sembra ci consegni un paradosso linguistico capace di innescare una nuova forma di “conquista dell’orizzontalità”, in dialettica con la storia antica delle rovine, del frammento arcadico, e con l’aspetto transeunte delle cose. Pertanto, questa reliquia vegetale può essere associata al cippo mozzo di una colonna di un antico tempio pagano, o alle macerie di una cittadina distrutta da una catastrofe naturale, qui sentita come una via d’uscita dal gravame cronachistico, facendosi ossessione e riflessione al contempo. Per questa mostra sono state concepite dodici opere pittoriche di formato piccolo (formato standard dell’A4), proposte come immagini-frame consequenziali, scandagliate in una visione panoramica e circolare, capace di dispiegarci un’inedita complessità della realtà. Nel rinvenuto corpo a corpo con il soggetto trattato, l’artista ci invita a leggere questo dettato iconografico non più come uno sbarramento percettivo al fluire di un ordine armonico precostituito, ma a rifondarlo come un dato necessario e riscattante della poesia, affinché si recuperino altre coordinate di senso strettamente legate alla percezione del mondo, fungendo così da metafora del tempo sempre in divenire. Il titolo della mostra nasce come risposta libera e ironica a tutto il processo di “ri-elaborazione del lutto”, sottolineato da un intervento a pavimento che consiste nella tracciatura di un rettangolo di grandi dimensioni, proporzionato al formato dei dipinti, saturo di trucioli e scaglie ottenuti dalla macinazione di ciò che rimane della stessa palma. Ecco avvenuto il cambiamento di stato della materia, in un sistema semantico di presenza-memoria-precipitato, indice di una raffinata tautologia che sa farsi trasfigurazione ulteriore della natura in tutte le sue declinazioni di vita, morte e rinascita.